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Il secondo dopoguerra
Si ricomincia: la guerra è finita
Il calcio rischiava di diventare solo lo sport degli altri. Erano trascorsi più di dieci anni dall’ultimo incontro ufficiale disputato dalla US Paganese e di tanto in tanto qualche appassionato di calcio riusciva ad insinuare dubbi nell’opinione pubblica: “ma per quale motivo – chiedeva più d’uno – non dobbiamo più avere una squadra di calcio a Pagani?”
L’interrogativo era inquietante e lentamente, con tutti i dubbi che l’iniziativa poteva insinuare – anche in considerazione del fatto che intanto era cambiato radicalmente anche il quadro politico – sociale – si ricostituì un gruppo dirigente, per lo più fatto di amici, che si impose di far rinascere il calcio paganese.
Ma i problemi erano molteplici e non lasciavano scampo alla fantasia più sfrenata di quelli che volevano a tutti i costi riavere una squadra di calcio. C’era l’handicap di non avere più un campo di gioco. Nel 1934, per decisione superiori dei governanti dell’epoca, il Campo “del Pino” era stato trasformato in Villa Comunale e nella zona a monte un imponente edificio scolastico. Secondo: bisognava ricostituire la società, che avvenne grazie all’interessamento di un gruppo di amici in modo tale che fu possibile riavere una squadra di calcio.
Alla guida della nuova compagine fu chiamato Gerardo Tessitore, nella duplice veste di allenatore-giocatore. Per il resto furono ingaggiati a tempo di record alcuni buoni calciatori del circondario, anche perché - a causa della risistemazione dei campionati – la Paganese era stata ammessa a disputare il torneo di Prima Divisione. E la squadra, nonostante priva di un suo terreno di gioco (dovette disputare tutte le gare interne al “Forino” di Nocera Inferiore), si classificò sorprendentemente prima, a parità di punteggio con l’Angri, soccombendo solo nella fase finale del torneo
1946/47: alla ricerca del terreno di gioco
La Paganese aveva fatto anche più di quello che ci si poteva attendere da una squadra costretta a giocare sempre in trasferta, non avendo un campo proprio a disposizione. Il prof. De Vivo aveva chiesto la disponibilità del campo “Forino” della vicina e l’aveva ottenuta grazie ad un esborso economico non indifferente. Inoltre si deve pensare che una nutrita schiera di tifosi paganesi ogni domenica – quando avrebbe dovuto giocare in casa – doveva sottoporsi ad una forzata trasferta a Nocera, quasi sempre a piedi, o utilizzando i mezzi di trasporto del momento.
Era un sacrificio che non poteva protrarsi in eterno. Manco a farlo apposta, in vista dell’imminente disputa del campionato ‘46/47, da Nocera dichiararono l’indisponibilità del proprio terreno di gioco, probabilmente anche perché nell’ultima annata i rapporti sportivi – o di tifo, come preferite – non erano stati eccellenti tra Nocera e Pagani.
Il presidente prof. De Vivo, si trovò dunque davanti ad un bivio: o far morire il calcio a Pagani, o trovare un altro terreno di gioco dove disputare le cosiddette gare interne. Alla fine De Vivo, sollecitato anche da una schiera di appassionati, optò per la seconda soluzione trovando ospitalità nella vicina Angri. Ma si trattò di ospitalità per modo di dire. Nonostante le squadre di Angri e Pagani giocassero in serie diverse, i paganesi ebbero molto da ridire sull’atteggiamento ostile del pubblico angrese. De Vivo prese allora carta e penna scrivendo un’accorata lettera al sindaco di Pagani, l’avv. Astarita, che era stato uno dei fondatori dell’US Paganese. Chiese decisamente che il Comune si facesse carico di trovare un pezzo di terra su cui costruire il nuovo campo sportivo, in caso contrario l’US Paganese sarebbe stata costretta a chiudere i battenti.
Ma le cose non migliorarono affatto e i dirigenti della Paganese dovettero chiedere all’AG Nocerina che, perlomeno per le ultime cinque gare casalinghe, fosse loro concesso il campo “Forino”. Insomma una vera e propria telenovela degli anni ’40, in attesa di poter disporre di un proprio campo di gioco.
1947/48: inaugurato il Campo “Del Forno”
Ci sono cambiamenti ai vertici della società. Raffaele De Vivo non ce la fa a sostenere il peso di una gestione onerosa e lo manifesta apertamente in ogni possibile occasioni, con gli amici e con quanti, tifosi e conoscenti, gli chiedono notizie sul futuro della squadra. Chi ha conosciuto i successi del ‘29/30 mal si rassegna a doversi accontentare senza campo e senza futuro. Ormai la gente aspira a qualcosa in più, anche se il primo obiettivo dichiarato resta la costruzione del terreno di gioco. Intanto, dopo la pratica ed indolore occupazione del suolo, i lavori dello stesso erano quasi terminati. Con l’imminente inizio del campionato la Paganese avrebbe potuto finalmente usufruire di un proprio impianto. Ma è la società adesso a destare preoccupazioni nell’opinione pubblica, considerato il desiderio di De Vivo di uscire di scena. Ci sono riunioni su riunioni nelle quali finalmente venne nominato il nuovo presidente: Gr. Uff. Raffaele De Pascale, dirigente e azionista della locale Banca “Gatto & Porpora”.
Poi è l’ora del debutto ufficiale della paganese sul suo nuovo civettuolo campo, il “Del Forno”, così denominato in omaggio alla famiglia – volente o nolente – aveva comunque messo a disposizione il terreno di gioco. Ci fu una prima amichevole con la forte Scafatese, ma l’inaugurazione sportiva avvenne in pompa magna il 30 novembre del 1947 alla presenza di numerose autorità della zona e di un pubblico valutabile intorno alle duemila unità. Finalmente Pagani aveva ottenuto dopo oltre dieci anni un proprio terreno di gioco.
1948/49: Obiettivo: PROMOZIONE
Si parte per vincere. Dopo gli altalenanti risultati degli ultimi anni, nonostante le più volte ventilate dimissioni del presidente, viene effettuata una buona campagna acquisti con l’obiettivo di arrivare in Promozione. Il primo ad essere ingaggiato ad agosto inoltrato è l’allenatore ungherese Fuzy, già del Ferencvaros, intanto viene inoltrata alla Lega domanda di ammissione in Promozione, in considerazione del fatto che alcune squadre del comprensorio saranno probabilmente escluse.
Non se ne fa niente; la Paganese ha problemi economici mentre il campo viene ritenuto al limite della praticabilità pur essendo uno dei migliori in circolazione. Le cose della vita…
Il campionato di Promozione, quindi, inizia senza la Paganese, che dovrà conquistare questa benedetta promozione sul campo. In tutto ciò, i problemi economici non mancano mai. A seguito delle dimissioni di De Pascale, viene formato un comitato ma chi prese il timone della squadra fu Alfonso Tortora, meglio conosciuto nell’ambiente come “don Alfonso ‘a valigia”. Nonostante un ottimo campionato e tre cambi di allenatori, quasi un record considerato il periodo storico, la Promozione giunge a campionato concluso grazie all’ennesima riforma dei campionati.
Il campionato di Promozione riporta la Paganese a disputare incontri importanti con squadre come Casertana, Avellino, Turris, Bagnolese, Puteolana; tutte altamente considerate nell’ambiente del calcio campano. La Paganese al debutto non delude. Con la guida tecnica di Antonio Valese, la squadra azzurra disputa un più che onorevole torneo classificandosi alla fine al terzo posto dietro Casertana ed Avellino, compagini con assetto tecnico nettamente superiore. Ma la Paganese non manca di stupire per il suo gioco brillante, vincendo anche epici incontri. Nulla da fare, invece, negli incontri con le regine del campionato, anche se viene unanimemente riconosciuto alla squadra di Valese di essere ben organizzata e dotata di elementi di classe come Marrese e Caislaghi, che costituiscono l’asse portante della squadra.