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Gli anni '50
Decennio anomalo in attesa di tempi migliori
Anni delicati per il calcio cittadino. La società, con l’ingresso di Alfonso Tortora, uomo di grande professionalità, rispettato e temuto, perché dotato di carisma, sembra più solida ma il presidente, affiancato da pochi amici, è costretto a reclamare a gran voce l’aiuto della cittadinanza per costruire una squadra all’altezza della situazione. La tifoseria, infatti, pretendeva una squadra in grado di rinverdire i fasti del 1929/30. Le due esigenze non erano conciliabili, purtroppo, perché scarseggiava la disponibilità economica ed i dirigenti non potevano fare il passo più lungo della gamba. Gli anni Cinquanta, dunque, presentarono una quadro pressoché identico in ogni annata calcistica: squadra buona, allestita con i pochi mezzi a disposizione, ma pur sempre una squadra in grado di conservare la categoria. Nel frattempo ci fu anche un’ulteriore riforma dei campionati e nel 1958/59 scomparve la “Promozione” sostituita dalla “Prima Categoria” che in Campania fu divisa in tre gironi
1951/52: Era partita bene la Paganese nel pre-campionato 1951/52 e soprattutto sembrava giocate un calcio di tutto rispetto, grazie anche agli insegnamenti dell’allenatore ungherese Imre Payer che propugnava già all’epoca un gioco più offensivo. Ma il bel gioco, si sa, non sempre si concilia con i risultati e dopo alcuni imprevisti scivoloni i dirigenti azzurri decisero di esonerare Payer ed affidare la panchina al terzino Antonio Punzi, nella duplice veste di giocatore – allenatore.
Furono anni delicati per la storia della Paganese, costretta a campionati anonimi perché la società non poteva fare il passo più lungo della gamba. Ogni anno si parlava di allestire una squadra in grado di dare la scalata alla categoria superiore ma poi bisognava fare i conti con la realtà delle cose, con gli scarsi incassi e i costi di gestione che aumentavano di anno in anno. Punzi, già apprezzato per le sue doti tecniche di ottimo terzino, fu una specie di traghettatore della squadra in quasi tutto il decennio ed anche oltre. Fu chiamato sempre nei momenti critici: quando bisognava costruire una squadra che costasse poco, fidando della grossa esperienza e sulle amicizie che Antonio Punzi coltivava soprattutto negli ambienti salernitani
1952/53: Costretti dai soliti ed immancabili problemi economici, i dirigenti puntano molto sugli elementi del posto e su atleti che non particolarmente esperti per quello che riguarda gli ingaggi. Il campionato è da considerarsi di transizione. Si punta soprattutto a non retrocedere con la valorizzazione di quegli elementi del posto che sono considerati meritevoli di disputare il campionato di Promozione in maglia azzurra. Gli esiti sono più o meno quelli sperati alla vigilia ed alla fine la squadra si classificherà a centro - classifica. Il traguardo della salvezza venne centrato senza affanni, in attesa di tempi migliori.
1953/54: La Paganese stavolta si presenta ben più agguerrita ai nastri di partenza. Viene inizialmente ingaggiato Del Re come allenatore e vengono anche acquistati elementi di grossa esperienza. Si punta alle zone alte della classifica, vengono riconfermati della squadra dell’anno precedente solo gli elementi più rappresentativi che costituiscono una garanzia. Gli inizi sono più che promettenti: su cinque partite, la Paganese conquista cinque vittorie. Poi la squadra, complice anche l’allenatore Del Re che lascia la squadra inspiegabilmente alla vigilia di Paganese – Battipagliese, comincia a perdere colpi. Alla fine arriva un terzo posto che equivale ad un sconfitta per quelli che erano i piani alla vigilia.
1954/55: Dopo un accettabile terzo posto, nell’ambiente sportivo paganese si pensava di poter migliorare nel campionato successivo. Per ottenere qualcosa in più i dirigenti affidano la panchina a Menotti Bugna, allenatore esperto e ben considerato negli ambienti calcistici della Campania. L’assetto della squadra però tarda a formarsi così come nelle intenzioni del tecnico. L’unica nota positiva all’inizio del campionato è costituito dalla rotonda vittoria contro i cugini della Nocerina che vengono battuti dalle reti di Carotenuto e di Bucciarelli. Per il resto la squadra ha pochi sussulti in un campionato anonimo che la vede impegnata anche in uno spareggio per non retrocedere
1955/56: Lo scampato pericolo della retrocessione, evitata solo grazie ad uno spareggio con l’ACLI di Torre Annunziata, suonò come un campanello d’allarme per la società azzurra. A fine torneo i dirigenti si guardarono bene in faccia, fecero i loro calcoli e decisero di allestire in vista del torneo ‘55/56 una squadra di competere da pari a pari con le grandi del campionato. La prima mossa fu l’ingaggio di Bertoloni dall’Avellino, un elemento di grande spessore tecnico ed umano che avrebbe dovuto assumere il doppio incarico di allenatore e di giocatore. Subito dopo si procedette all’acquisto di una nuova coppia di terzini: Caccavale e Pagani. In avanti, invece, bisognava andare sul sicuro e si procedette all’ingaggio dei collaudati Di Lorenzo e Chirullo, due bomber di fama. Con i due arrivò anche un certo Iannece, un giovane attaccante salernitano ancora sconosciuto perché aveva solo disputato gare in formazioni giovanili. Bertolini, che aveva intuito in fatto di giocatori bravi, appena lo vidi all’opera in allenamento fiutò immediatamente le grandi doti del giovane attaccante, tanto è vero che lo mise in squadra fin dalla prima gara a formare una coppia in avanti con Di Lorenzo. Le prestazioni di Iannece superarono le più rosee aspettative; basti pensare che il giovane attaccante segnò sette reti nelle prime quattro partite disputate. La squadra girava che era un piacere vederla e non dava segni di cedimento alcuno, tanto è vero che nelle prime otto gare raccolse la bellezza di sedici punti. Un vero e proprio rullo compressore che sembrava poter travolgere tutto e tutti, anche la tradizionale rivale di sempre, la Nocerina, che fu sconfitta al “Piazza d’Armi” con un rigore di Milano. La partita persa in casa, però, con la Battipagliese per 2 a 3 riportò tutti coi piedi per terra; la squadra era composta da ottimi elementi, ma non era invincibile. Infatti nel girone di ritorno cominciarono i veri problemi e la Paganese dovette incassare due pesanti sconfitte con il Portici e con l’Angri che la allontanarono dalla vetta della classifica. Determinanti ai fini del risultato finale furono lo scivolone interno (2 a 3) con l’Ercolanese, che vincerà il campionato, e la sconfitta maturata nella settimana successiva con il Russo Cicciano.
1956/57: La Paganese aveva abituato i suoi tifosi ad alternanze sconcertanti di risultati. Un anno sembrava dovesse spaccare il mondo, l’anno dopo inversione di tendenza con squadra deludente e inconcludente. Così successe nel ‘56/57. La squadra, affidata alle cure di Valese, dovette fare a meno di Iannece, l’uomo di maggiore caratura tecnica, emigrato a Barletta in serie C. I reparti di difesa e di centrocampo rimasero più o meno gli stessi dell’anno precedente; fu in attacco dove, a causa delle contemporanee cessioni di Iannece, Di Lorenzo e Chirullo, si dovette procedere alla risistemazione dell’intero reparto. La punta di diamante era rappresentata dal giovane Cafiero, napoletano del Vomero, dotato di buona tecnica individuale. Gli altri colleghi di reparto non resero per quello che ci si aspettava e la squadra peccò proprio nelle segnature. La squadra si classificò al decimo posto tra la delusione cocente della tifoseria
1957/58: Ancora un’annata senza infamia e senza lode per gli azzurri alla cui guida societaria viene chiamato il prof. Raffaele De Vivo, sempre pronto a dare il proprio contributo, specie nei momenti di difficoltà societari. Stavolta si parte con l’esperto Mario Rosi in panchina, ben conosciuto negli ambienti sportivi del salernitano per le sue doti calcistiche. L’inizio è promettente: al “Del Forno” viene finalmente sconfitta la Battipagliese, vera e propria bestia nera per la Paganese. Ma si tratta soltanto di un fuoco di paglia, infatti sette giorni dopo, gli azzurri perdono vengono battuti in casa dalla Turris.
I risultati negativi si alternano con quelli positivi. Ma è l’andamento generale della squadra che non soddisfa. Alla fine del torneo la squadra si classificherà al nono posto, che rappresenta l’ennesima delusione per il numeroso popolo di fede azzurra
1958/59: Il campionato inizia male per la Paganese che viene sconfitta per 2 a 3 dai postelegrafonici di Salerno nella prima giornata. Nell’ambiente sportivo si pensa ad un ennesimo deludente campionato anonimo, ma non è così perché gli azzurri, sotto la sapiente guida di Totonno Punzi, sono autori di una rimonta che ha del miracoloso, tanto che alla fine la squadra riesce a chiudere in testa con lo stesso punteggio dell’Angri, ben più attrezzato. Proprio, nell’ultima giornata, nello scontro diretto con i grigio rossi, gli uomini di Punzi agganciano gli avversari al primo posto in classifica. A questo punto si dovrebbe procedere con lo spareggio per stabilire la squadra vincitrice del torneo. Ma ecco il colpo di scena: alla Paganese viene data persa la partita con la Cavese per posizione irregolare del portiere Mottola. Addio finale…
1959/60: Ormai Totonno Punzi gode della stima generale dell’ambiente azzurro e soprattutto è visto come l’uomo che riesce ad assemblare squadre di giovani che lui stesso provvede ad ingaggiare. La squadra del ’59-60 non si discosta molto, come caratteristiche, da quella degli anni precedenti. Una squadra cioè capace di grandi prestazioni e di altrettante sconcertanti battute di arresto, una caratteristiche delle squadre giovani. Pur tuttavia la Paganese riesce, con poca spesa, a classificarsi quinta. Un buon successo, in considerazione del contenuto esborso societario in tema di campagna acquisti. Quello che preoccupa però è l’aspetto societario perché il prof. De Vivo non riesce più a far quadrare i conti e cerca nuovi soci che possano sostenere economicamente la squadra. Impresa niente affatto facile, si avanti per forza d’inerzia senza poter programmare il futuro.