I contenuti riportati inquesta pagina e nelle altre sezioni sono riproducibili citando obbligatoriamente la fonte, PAGANESE.NET
Dagli anni '30 alla I^ Guerra Mondiale
Gli echi del campionato 1929/30 durante il quale la Paganese aveva strapazzato squadre come la Reggina, il Messina, il Catania, si erano man mano spenti. Si incominciava a fare i conti con la realtà e con i bilanci della società che non quadravano. I dirigenti a fine campionato si erano riuniti più volte per fare il punto della situazione e per programmare il futuro della squadra, ma ci furono subito contrasti in seno alla società. C’era chi avrebbe voluto continuare sulla scia del campionato dominato alla grande per dare filo da torcere anche alle compagini di paesi vicini, ma c’era anche – ed erano in parecchi – che voleva limitare le spese perché i campionati cominciavano a costare molto mentre gli introiti per la verità erano piuttosto scarsi.
Alla fine vinse la linea rigida del tirare la cinghia e si decise innanzitutto di rinunciare alla disputa dei campionati di Prima e Seconda Divisione per puntare su un meno oneroso torneo di Terza Divisione da affrontare peraltro con elementi locali. E cosi fu; con esiti disastrosi, pubblico scarsissimo e risultati sempre più deludenti. La squadra si classificò ultima
Il campionato 1930/31 era stato disastroso. La Paganese non solo si era piazzata ultima, ma aveva anche rimediato una squalifica del campo all’indomani dell’invasione di campo avvenuta sul finale del derby con la Scafatese. La squadra doveva essere assolutamente rinforzata in vista del nuovo campionato. Di questo si erano resi conto i dirigenti: gli elementi locali più promettenti sarebbero rimasti con l’aggiunta di calciatori più esperti.
L’obiettivo principale era la disputa di un campionato onorevole: si puntava inoltre alla qualificazione al girone finale per tentare il salto di categoria. La squadra girò a corrente alimentata e si rese protagonista di buone imprese, però alla fine del campionato la Paganese per un solo punto perse l’opportunità di disputare il girone finale a cui accedettero Sangiovannese, Sarnese e Torrese “B”
Nel campionato ‘32/33 la Paganese, dopo aver vinto alla grande il girone di qualificazione, persero per un solo punto il diritto di giocarsi quantomeno lo spareggio con Ebolitana e Puteolana. La mancata qualificazione per l’aggiudicazione del titolo, cui la dirigenza teneva parecchio, portò molto scoramento in un ambiente già perseguitato dalle vicende relative al campo sportivo soggetto a trasformazioni ed a modifiche strutturali. Il progetto del Podestà di dotare il paese di un edificio scolastico, voluto fortemente dal Regime, rischiava di compromettere definitivamente l’agibilità del campo “del Pino” proprio nel momento in cui i dirigenti della Paganese, ancora una volta, come è spesso capitato negli anni, erano in piena crisi di identità.
Nonostante il campionato buttato alle ortiche a causa di una giornata storta, la Paganese fu ripescata in Seconda Divisione
1933/34 Scompare per oltre un decennio il calcio a Pagani
Il solito gruppetto di dirigenti, in vista dell’imminente stagione 1933/34, gettarono le basi per formare una buona squadra in grado di competere con le migliori della Seconda Divisione. C’era, però, un problema che assillava i responsabili della società azzurra: il campo “del Pino”. C’erano stati dei rilievi mossi dai massimi enti proposti alla sicurezza degli impianti sportivi che riguardavano una presunta inagibilità del terreno di gioco; bisognava effettuare dei lavori urgenti per sistemare il campo ed il Potestà avv. Zito aveva predisposto che detti lavori fossero eseguiti immediatamente per consentire alla squadra di poter iniziare il campionato sul proprio impianto. Ma si trattava solo di mettere la classica pezza ad un problema serio insorto dopo che era stato deciso di costruire a monte del campo sportivo un edificio scolastico. I due impianti – si capì subito – non erano compatibili per spazio e per destinazione d’uso. E ci fu subito una specie di guerra fredda tra le massime autorità dell’epoca e i dirigenti della società sportiva, che dovettero fare buon viso a cattivo gioco per salvaguardare quel minimo di necessario rapporto istituzionale.
Fu a fine campionato che la situazione precipitò. La squadra aveva ottenuto un piazzamento anonimo in classifica, dopo un campionato senza infamia e senza lode, deludendo le aspettative della vigilia. C’era molta amarezza nell’animo dei dirigenti. Da una parte la squadra non riusciva a decollare come ci si aspettava; dall’altra le massime autorità dell’epoca erano più che mai decise a risistemare l’area del campo “del Pino” che doveva essere trasferito in un altro luogo perché non era più possibile avere un impianto del genere al centro del paese.
Si trattò dell’anno più nero nella storia della Paganese. La società, in vista del campionato 1934/35, anche per una forma di plateale protesta verso i poteri costituiti, non si iscrisse al campionato di Seconda Divisione. Non volle saperne nemmeno quando si ventilò in extremis la possibilità di disputare la Terza Categoria per non far scomparire definitivamente il calcio a Pagani. Calò così la tela della squadra di calcio cittadina. E ci fu il silenzio. Un silenzio durato oltre dieci anni.