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Anni '60: gli anni del riscatto
Il 1965 è l’anno della rinascita del calcio paganese. Dopo numerosi tentativi, a fine campionato ’64-65, con la Polisportiva Paganese che vince alla grande il torneo di II categoria, si arriva alla fusione fra le due maggiori squadre cittadine: la Paganese e la Polisportiva Paganese.
Le due compagini, infatti, dovrebbero disputare lo stesso campionato, considerato che mentre alla Polisportiva è riuscito il salto di categoria, la Paganese, per quanti sforzi siano stati fatti, non è riuscita nell’impresa di passare in quarta serie.
I due rispettivi presidenti , dott. Renato Santillo e dott. Attilio De Pascale, mercé dell’interessamento della classe politica del momento e di numerosi comuni amici, riescono a trovare l’auspicabile intesa societaria decidendo di stringersi intorno ad un’unica bandiera: la Paganese.
L’avvenuta fusione tra Paganese e Polisportiva aveva portato una ventata d’entusiasmo nell’ambiente sportivo. Era chiaro che bisognava puntare in alto. Obiettivo primario: la conquista della serie D, meglio conosciuta come Quarta Serie. Senza perdere tempo la nuova dirigenza facente capo al banchiere Attilio De Pascale ingaggia come allenatore Giacomo De Caprio, garanzia in quel settore.
Della vecchia formazione resta ben poco. Si salvano, perché considerati all’altezza, il centravanti Italo Tramontano, che assicura almeno quindici gol all’anno, il terzino Luciano Costanzo, vera e propria bandiera per l’attaccamento dimostrato alla maglia azzurra, il centrocampista Osvaldo Mancuso ormai a fine carriera. La campagna è di alto livello; il trio già collaudato Colamonici, Imre e Paudice deve assicurare qualità al gioco del centrocampo; D’Auria, Mori e Sasso devono essere di complemento per il cannoniere Tramontano in attacco. Il campionato inizia alla grande, come nelle aspettative generali: la Paganese vince in casa e fuori che è una bellezza. Solo alla settima giornata la Paganese conosce una mezza battuta d’arresto, ma si tratta di un pareggio esaltante conquistato sul campo di un agguerrito e mai doto Angri.
Dopodiché è una galoppata inarrestabile verso la vittoria finale. Pensate: un campionato intero senza conoscere l’onta della sconfitta. Logico, quindi, che ci si attendesse una pari risposta in occasione delle finali che si giocano allo Stadio “Collana”, meglio conosciuto come Stadio “Vomero”. C’è mezza Pagani quel pomeriggio del 12 maggio 1965 a Napoli nella gara che deve decidere chi tra Sessana e Paganese sarà ammessa in Serie D.
Gli azzurrostellati sono in giornata storta e non riescono ad imbastire azioni degne della loro fama, vengono così castigati da un gol di Troilo nel primo tempo che non riescono più a rimontare. Assurdo ma vero: la Paganese, che in quel campionato ha vinto 24 partite e pareggiate soltanto 6, con una sola sconfitta proprio nell’ultima sfida viene condannata a restare ancora in Prima Categoria
1966/67: Stavolta è Serie D
La sconfitta con la Sessana e la conseguente mancata promozione in D avrebbe demoralizzato tutti. Ma non i dirigenti della Paganese che dopo i primi momenti di naturale sconforto, stizza e delusione, pensarono subito al da farsi per ritentare la scalata in serie D. Oramai Attilio De Pascale ed i suoi più stretti collaboratori avevano un chiodo fisso: arrivare in serie superiore. La compagine dell’anno precedente fu confermata quasi in blocco, prese altre strade il centravanti Tramontano ma Mancuso aveva già pronto il sostituto: Oliviero Visentin proveniente dalla Salernitana dove si era fatto largo a suon di gol.
Anche stavolta la Paganese vinse il campionato a mani basse. Nonostante una strenua resistenza da parte del Terzigno. Stavolta, però, a differenza del precedente campionato, la squadra arrivò concentratissima alle finale durante le quali a Mancuso fu affiancato in qualità di consigliere tecnico Antonio Valese.
L’avventura nelle finali comincia ancora una volta male. Stavolta si gioca al “San Paolo”. Nella prima partita con il Portici gli azzurrostellati non riescono a carburare: incassano una prima rete di Caporale dopo appena due minuti, reagiscono con sacro furore agonistico ed al primo minuto della ripresa pareggiano con D’Auria. Ma è giornata nera per gli uomini di Mancuso costretti ad incassare il gol della sconfitta ad opera di Scognamiglio.
Per buona sorte della Paganese, il portici nella gara con la Maddalonese perde per 0 a 1 e quindi gli azzurrostellati possono affrontare con maggiore tranquillità proprio la Maddalonese, sconfitta poi per 2-1.
Tutto da rifare: le tre finaliste hanno tutte due punti un classifica. Si ricomincia con le finali bis.
Stavolta la Paganese è più concentrata, non può più sbagliare e nella prima partita batte il Portici, vista come bestia nera, per 2 a 0.
L’ultima partita è quella che decide un intero campionato. Infatti la Maddalonese l’ha spuntata nei confronti del Portici per tre reti ad una e si presenta sicura di sé. E’ uno scontro che non ammette repliche: troppo forte la Paganese per le velleità della squadra casertana che prende cinque gol e non dà mai l’impressione di poter contrastare il passo degli scatenati attaccanti salernitani. Camillo D’Auria è l’eroe della giornata e mette a segno una storica tripletta.
E’ fatta: stavolta è proprio SERIE D!
1967/68: Debutto onorevole
Se si considera che la Paganese è al primo campionato di serie D, bisogna dire subito che si tratta di un debutto più che onorevole. I risultati sono alta lenanti, ma la squadra fa la sua brava figura e non dà mai segni di crisi. Anzi gli azzurrostellati si tolgono anche lo sfizio di battere il Matera, vincitrice del campionato a mani basse, con un gran gol di Ottavio Riboni
1968/69: Su e giù fino al terzo posto finale
Parte male l’avventura della Paganese nell’annata 1968/69. La società ha affidato ancora una volta la direzione tecnica ad Antonio Valese, unanimemente riconosciuto come un grosso componente di calcio, ma i risultati che scaturiscono dopo le prime amichevoli non sono affatto incoraggianti.
I risultati furono altalenanti. La squadra compì imprese memorabili, come quando il 6 ottobre espugnò il Campo “Italia” di Sorrento contro la squadra che poi avrebbe vinto il campionato. Nel momento in cui la tifoseria cominciò a credere che la squadra potesse essere considerata in lizza per la vittoria finale, a Castellammare di Stabia ci fu un vero e proprio tracollo, tornando a casa con tre gol sul groppone.
La società, intanto, aveva pensato bene di rinforzare l’organico della squadra ed aveva ingaggiato Michele Abbandonato dall’Ischia e l’attaccante Trombini di cui si diceva un gran bene. Nella gara di ritorno con il Sorrento al “Del Forno”, i ragazzi ripetettero l’impresa dell’andata, battendo di nuovo i sorrentini per due reti ad uno. Nemmeno il tempo di gioire per la bella vittoria che avrebbe potuto riaprire il discorso del campionato ed ecco che gli azzurrostellati perdono prima a Nocera e poi, ancora più inaspettatamente, in casa contro la Sessana. I sogni di primato vanno malinconicamente in archivio.
1969/70: Un terzo posto di prestigio
Di terzo (quello dell’annata precedente) in terzo posto (in quest’annata) la Paganese sembra fare le prove generali per il salto di categoria. Attilio De Pascale comincia a prenderci giusto e, sollecitato dagli amici dirigenti e della tifoseria, sempre esigente e competente, si lancia a cappotto sul mercato. Il presidente ha ottimi rapporti con i dirigenti della Salernitana per motivi extracalcistici. E’ a novembre che la Paganese si delinea come squadra cui nessun traguardo è vietato. Vengono messi a segno due grossi colpi di mercato che infiammano il campionato: a Pagani arrivano Pacco e Cianfrone, due elementi di grande spessore tecnico in grado di far spiccare il volo alla squadra. Il biglietto da vista dei due viene subito presentato: nella partita d’esordio, Cianfrone mette a segno due gol, Pacco segna una delle sue punizione bombe che diventeranno proverbiali. La Battipagliese, avversaria di turno, viene subissata di gol: sono ben quattro infatti le reti che gonfiano le rete avversaria. Cianfrone si ripete quindi giorni dopo in una giornata di pioggia torrenziale sul campo della Turris, prima in classifica, siglando una doppietta tra l’entusiasmo dirompente di una larga schiera di appassionati che ancora una colta ha seguito la squadra in trasferta.
La tifoseria, a questo punto, è autorizzata a sognare. Purtroppo la squadra paga un inizio incerto di torneo e deve avere a che fare con due compagini, Turris e Savoia, super attrezzate per la vittoria finale. Sono parecchi i punti che la squadra lascia per strada nel corso del campionato, molti i pareggi in casa, nonostante Franco Cianfrone si confermi goleador e cecchino spietato sotto rete. Il colpo definitivo alle ambizioni di primato arriva il 13 aprile quando gli azzurrostellati devono soccombere di misura al Campobasso in terra molisana, Si capisce in quel momento che la rimonta tanto sperata non potrà essere effettuata e che purtroppo, quello è l’anno delle due squadre torresi. La conferma giunge la settimana dopo al “Del Forno” arriva proprio la Turris, prima in classifica. La Paganese gioca una gara di orgoglio venendo punita in tipica azione di contropiede con un gol di Schettino; ci sarà anche il pareggio, sempre a firma di Cianfrone, ma ormai è fatta.
I discorsi di primato devono essere ancora una volta rinviati.